Una biblioteca

sabato, 21 novembre 2009

Viver



Ecco, alcuni perseguono bellezza, la vedono in quello che i più affermano brutto.

L'umanità e il coraggio delle scelte, la povertà o una condizione sociale "svantaggiata",
i desideri e l'impossibilità di viverli.
Difficile che si vada ad affrontare la morte prima ancora di morire, se si è inseriti in un sistema umano, di quelli che coltivano la vita, non di quelli che tendono a soffocarla.
Difficile che si affrontino occhi che non chiedono altro che il proprio piacere se si sono conosciuti sguardi diversi.
I più deboli vengono da sempre usati e distrutti dai potenti.

Non si può che contrapporre al male se stessi, la propria capacità di resistere, di non cedere nulla di sè, solo così e solo con la volontà di comprendere si può arginare la deriva di questa nostra società, disumana.

scritto da: bibliomatilda alle ore 17:52 | link | commenti
categorie: isole, paradossi
giovedì, 12 novembre 2009

Pubblico e privato

Per coloro ai quali fosse sfuggito questo importante articolo pubblicato su il manifesto di sabato 26 settembre. E' il testo di convocazione di un incontro nazionale svoltosi il 10 ottobre alla Casa Internazionale delle donne di Roma. Le donne firmatarie sono Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa.

"Lo scambio tra sesso, potere e denaro, nel caso Berlusconi, parla del degrado della cosa pubblica. Dell'uso privato delle istituzioni e del potere. Dell'asservimento dell'informazione - non tutta, ma la maggior parte -, con conseguente aggressione ai pochi spazi di libertà e critica.
Ma resta oscurato, nella rappresentazione che ne è stata data, quello che è il cuore della vicenda: la sessualità maschile e il rapporto con le donne di un uomo di potere. Ci troviamo di fronte a una sessualità e a un potere maschili che si esercitano su donne ridotte a corpi rifatti, per essere oggetti compiacenti di consumo. Nell'harem, a pagamento o meno, di Berlusconi la virilità è messa in scena come protesi del mito del capo. E le donne sono disponibili, perché subalterne a quella messa in scena. O al più interessate a uno scambio. Siamo all'eterno ritorno dei ruoli tradizionali? L'uomo al centro, da vero protagonista, le donne intorno, interscambiabili, accomunate e confuse in una stessa immagine? Noi pensiamo di no.

La vicenda sessuale e politica del premier e della sua corte ci parla, al contrario, del dopo-patriarcato: intendendo con questo termine non la risoluzione, ma una nuova configurazione del conflitto tra i sessi. La sessualità maschile è, in tutta evidenza, in crisi. Non (solo) di prestazione con relativo corredo di protesi tecnologiche e farmacologiche: bensì di desiderio, e di capacità di relazione. Gli uomini hanno ancora potere e lo usano nei rapporti con le donne. Ma è un potere senza autorità: nudo, come è nuda la miseria di una virilità tradizionale che si tenta di ripristinare contro la destabilizzazione dei ruoli sessuali provocata da quarant'anni di femminismo.
Quanto a noi donne. Siamo davvero tutte accomunate in quell'immagine del corpo femminile plastificato, privo di cervello e oggetto del godimento maschile? O c'è uno scarto tra la fiction del femminile allestita dal regime televisivo e politico berlusconiano e la realtà delle vite e dei desideri delle donne? Certamente, quella fiction produce effetti di realtà e ha un forte potere di colonizzazione dell'immaginario e delle aspirazioni femminili. Tuttavia noi crediamo che tra quella fiction e la realtà uno scarto resti, e che proprio questo scarto abbia reso possibile le parole e i gesti di libertà di alcune donne coinvolte nella vicenda, prima fra tutte Veronica Lario, e di quante fra noi hanno dato a quelle parole e a quei gesti rilevanza politica.
Si può dunque, e come, lavorare sullo scarto tra fiction e realtà? Spetta a noi leggere la condizione femminile inforcando le lenti giuste per riconoscere tracce di libertà e forme di resistenza e dissociazione che si sviluppano anche laddove la politica e l'informazione non le vedono. In donne differenti tra loro, e anche in quelle in tutto dissimili dalle femministe di ieri e di oggi.
Vistoso è, nello scambio fra sesso, potere e denaro, il degrado della politica. Lo si denuncia sempre oscurandone, però, il segno sessuato. Certo, non è di oggi la perfetta continuità fra le aziende-spettacolo del presidente e il suo uso privato della cosa pubblica e delle istituzioni. Ma la novità è che il premier-imprenditore dispensa, in cambio di sesso, un provino da velina o un posto da parlamentare come fossero equivalenti. E ancora: Berlusconi si appella al «gradimento degli italiani», pubblico (l'audience) e privato (la complicità sulla sua presunta prestanza sessuale) per sottrarsi a qualsiasi regola di democrazia e di trasparenza. Di più: il «gradimento» legittima la menzogna, o meglio crea la verità di regime «della maggioranza». Ma la politica così degradata perde ogni residua autorevolezza. Lo conferma il modo in cui tutta questa vicenda (non) è stata affrontata nelle istituzioni politiche. Per mesi, uomini e donne della maggioranza, ma anche dell'opposizione, si sono attestati sulla linea Maginot della distinzione fra il pubblico e il sacro «privato dell'alcova». Il disprezzo verso le donne è stato coperto con le accuse al «moralismo dei parrucconi». E la manipolazione della verità ad opera dei media controllati dal premier con il rifiuto del gossip.
Anche negli appelli alla mobilitazione in nome della democrazia e dei diritti, però, la questione sesso e potere resta opaca. Perché oggi, come e diversamente dagli anni '70, quell'intreccio chiama in causa una trasformazione radicale della politica, e un'autocritica ruvida delle connivenze culturali dell'opposizione con il berlusconismo. Ed è troppo scomodo per i partiti di opposizione, presenti in Parlamento e non, perché mette in questione il patto a cui tutti si attengono nella selezione e cooptazione del ceto politico, femminile e maschile.
Mai come oggi i rapporti tra i sessi sono il cuore della politica. Dopo la rivoluzione femminile, nel disordine del presente, si può e come riprendere parola su sessualità e politica? A partire da quali esperienze di relazione (o non) con gli uomini? Da quale desiderio? C'è da confrontarsi sui mutamenti del presente. Sono molte le donne che oggi si sentono schiacciate dalla suddetta fiction del femminile, e invocano una nuova stagione di lotte femministe. Ma c'è da chiedersi quanto siamo state disposte a rischiare, ciascuna nel suo contesto, perché «il modello dominante» fosse meno visibile o meno coccolato, e di converso il pensiero femminista fosse registrato, la parola femminile diventasse più autorevole, la bellezza femminile non venisse colonizzata.
La questione dirimente è quella delle pratiche femminili quotidiane di resistenza, conflitto, secessione, autonomia, libertà. Sono queste le pratiche che hanno reso forte il femminismo in Italia e altrove, e molecolare la trasformazione dei rapporti fra i sessi che la fiction berlusconiana combatte e occulta, ma non vanifica. " "

scritto da: bibliomatilda alle ore 08:42 | link | commenti (1)
categorie: società
martedì, 03 novembre 2009

Poesia di inizio novembre


Il gatto in un appartamento vuoto

Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi alle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.

Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.

da La fine e l'inizio
di Wislawa Szymborska,
Libri Scheiwiller

scritto da: bibliomatilda alle ore 11:41 | link | commenti
categorie: wislawa szymborska
martedì, 27 ottobre 2009

Men


scritto da: bibliomatilda alle ore 19:27 | link | commenti
categorie: sogni
giovedì, 22 ottobre 2009

O mesmo Teucro duce et auspice Teucro

Lo stesso Teucro duce et auspice Teucro
è sempre cras - domani - che salperemo.

Calmati, cuore inutile, calmati!
Calmati, perché non c'è nulla da sperare
e dunque nemmeno nulla da disperare...
Calmati...Al di sopra del muro della casa di campagna
s'innalza lontano l'oliveto altrui.
Così nell'infanzia ne vidi un altro che non era questo:
non so se sono stati gli stessi occhi della stessa anima a vederlo.

Aggiorniamo tutto, fino a che la morte arrivi.
Aggiorniamo tutto e la comprensione di tutto,
con una stanchezza anticipata di tutto,
con una nostalgia profetica e vuota.

da Poesie di Ãlvaro de Campos
Fernando Pessoa

scritto da: bibliomatilda alle ore 09:38 | link | commenti
categorie: fernando pessoa

Sono una biblioteca scolastica con pochi libri rispetto al numero delle idee che circolano tra mente e cuore delle persone che da me trovano dimora, alcune per brevi periodi, altre molto più a lungo. Alcuni dei miei utenti vanno e vengono, con indecisione e timore, altri convinti che non c'è nulla che io possa insegnare loro, poichè già tutto sanno. Questi ultimi, più antipatici visitatori, hanno un comportamento vampiresco verso i libri che custodisco, e, pur dando a vedere di sottovalutare me, vorrebbero appropriarsi per sempre di essi! Che infinita pazienza si deve avere con gli umani. Io per fortuna sono solo una stanza, luminosa, ma pur sempre una stanza, con grandi finestre e colori, arrivati lì, credo, per via dell'umana che mi fa compagnia, giorno dopo giorno da diversi anni ormai. Mi accorgo del tempo che passa e delle stagioni da ciò che si accumula sui vetri delle mie belle finestre, in primavera gli escrementi delle rondini; in estate, attraverso le finestre aperte, mi raggiungono mosconi, vespe, bombi e farfalle; in autunno le gocce di pioggia fermate dalla polvere creano un leggero velo di pois bianchi; in inverno molto più buio e più spesso nuvole grigio-azzurre quasi mi soffocano. Però basta che qualcuno apra un libro o tappezzi le mie pareti di poesie o immagini che parlano di arte o di vita, che mi animo, che esisto, stimolando quello che chiamano pensiero.

Chi sono

Utente: bibliomatilda

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